Favorire il dialogo culturale in tutte le sue forme tra i paesi della sponda Nord  e quelli della sponda Sud del Mediterraneo.
 
 
 
 HOME  

Sommario articoli Chi siamo  Contatti Area soci  
 
 
 
Commissioni
 
 
 
 
 
 
 
CHI SIAMO
 Fondazione
Nuovo Mezzogiorno
 
 

Le finalità della Fondazione

 
La Fondazione si propone di agevolare il formarsi di una cultura dello sviluppo nelle regioni più deboli del paese con particolare riferimento alla regione Sicilia. In questo senso occorre creare azioni sinergiche tra le regioni meridionali finalizzate a realizzare in Sicilia efficienti politiche della formazione, nonché a favorire tutte le forme di partecipazione orientate ad una migliore tutela dei diritti. In questo contesto è importante favorire il dialogo culturale in tutte le sue forme tra i paesi della sponda Nord  e quelli della sponda Sud del Mediterraneo, individuando nella Sicilia il territorio ideale per ubicare iniziative culturali che facciano di essa un vero e proprio hub della conoscenza.
 

Gli impegni
     
 

Nel perseguimento dello scopo istituzionale, la fondazione si impegna a:

a) svolgere ricerche e corsi di formazione che mirino a diffondere la cultura della partecipazione consapevole;
b) promuovere attività editoriali limitatamente allo scopo istituzionale;
c) divulgare le proprie iniziative attraverso i mass media e la rete internet;
d) organizzare in Sicilia convegni e incontri a livello nazionale ed internazionale per facilitare il dialogo tra i popoli del mediterraneo;
e) svolgere indagini finalizzate alla migliore conoscenza delle condizioni di vita dei popoli della regione mediterranea;
f) supportare attraverso la documentazione e la ricerca le attività delle istituzioni impegnate negli ambiti in oggetto;
g) diventare membro di altre organizzazioni e stipulare convenzioni con altre istituzioni

 
     
 
 
   
   


 

27/01/2012 ORE 16,30 – 20,30

URBANISTICA E INFRASTRUTTURE

 

A cura di Patrizia Lionti

 Venerdì 27 gennaio, si è svolta a Giarre la seconda lezione della “Scuola di democrazia”, in seno alla quale si è parlato di urbanistica ed infrastrutture. Relatori eccellenti del tema sono stati l’arch. Leone e l’ing./arch. Russo, ai quali si sono alternati, in un clima di dialogo costruttivo, i significativi interventi dell’on. Andò, dell’on. Spampinato, dell’arch. Tinaglia e dell’ing. Vecchio.

Ha introdotto il tema l’arch. Leone, sottolineando come biasimevole caratteristica di questo momento storico sia un grave e generalizzato “defict di tempo” . Non si ha il tempo di approfondire e di riflettere su quali possano essere le scelte migliori e più eque da applicare alle decisioni tecniche e politiche. In tema di urbanistica, Catania, ad esempio, si è sviluppata senza garantire a se stessa ampi spazi cui confluire in caso di calamità e, negli anni, sono state concesse autorizzazioni all’urbanizzazione selvaggia.  Non trovandosi più il tempo per il confronto, le decisioni vengono irreversibilmente prese in luoghi lontani dalla base della società. L’urbanistica ha il limite di essere messa nelle mani dei gruppi d'interesse imprenditoriale che li plasmano sulle proprie esigenze, da qui una vera e propria crisi della democrazia, direttamente connessa alla crisi della politica.

Prosegue l’ing. arch. Russo che fa presente come si possa parlare di ‘governo del territorio’ da Reggio in su. In Sicilia, sotto il profilo normativo, ci si riferisce ancora all’urbanistica (legge 71/1978). Il gap più evidente lo si subisce soprattutto nella Pubblica Amministrazione ove, in modo particolare, la tempistica è estremamente lunga e farraginosa (si pensi, ad esempio, a quella necessaria per l’approvazione di una variante). Ciò si traduce in un limite sconvolgente per la Sicilia che deriva, appunto, dalla non attuazione della riforma del “governo del territorio”. Il livello locale è quello più importante in cui parlare di urbanistica, infatti, se la competenza di approvazione si sposta ad un più ampio livello regionale, si diluisce fino a perdersi la doverosa cura della dimensione locale. Guardando, ad esempio, al piano regolatore generale di Calascibetta (quattromila abitanti), si riscontra come sia prevista una zonizzazione per edilizia stagionale, che sappiamo essere quella che non fa quota ai fini del dimensionamento del piano. Si tratta di una macchia enorme con zone di espansione macroscopiche (0.80 mc su mq), con la previsione di un insediamento di dodicimila abitanti. Risulta lapalissiano che tale ammontare di villeggianti sia inipotizzabile. Ecco, tale esempio mette in luce come il funzionario regionale che cura la valutazione sia uno “straniero” su quel territorio e, quindi, l’importanza che gli interventi siano regolati a livello locale, con il filtro della politica che opera su quel territorio e ne conosce esigenze e caratteristiche. Oggi, la crisi dell’urbanistica è indissolubilmente riconducibile alla crisi della politica, in quanto direttamente collegata ad essa. Il ruolo della politica risulta, infatti, determinante sulle scelte pianificatorie che coinvolgono a loro volta quelle di bilancio, di programmazione e sviluppo che sono dunque, tutte, ricadenti sotto la decisione politica. Da qui l’esigenza che la politica intervenga con quella razionalità ed oculatezza che, invece, troppo spesso mancano. Catania, ad esempio, ha ridotto la sua geografia demografica, divenendo città con duecentonovantamila abitanti, ma, pur avendone persi sessantamila,  il suo attuale piano regolatore generale prevede un'espansione come se, al contrario, vi fosse stato un incremento demografico. In linea diametralmente opposta, a Gravina, invece, ad ogni abitante sono associabili appena 160 mq di spazio (comprese strade e servizi). La crisi alla quale si assiste è certamente attribuibile ad una grave deficienza politica. I politici regionali non hanno mai approvato quelle modifiche che sarebbero necessarie ed improcrastinabili anche riguardo all’opportunità di non perdere molte occasioni di finanziamento europeo.  L’on. Andò sottopone l’esempio del sistema urbanistico di Malta che è di tipo centralizzato, prospettando l’applicabilità o meno dello stesso in Sicilia. Ad opinione dell’ing.arch. Russo, lo strumento decisionale locale decentralizzato risulta essere quello più indicato ed efficiente, per quanto va rilevato, però, che in tema di urbanistica, il prevalente ed univoco approccio alle micro esigenze penalizza l’iniziativa ad un tipo d'intervento di regolamentazione che sia generale e, quindi, a ben più ampio raggio. Spostandoci a Giarre, ad esempio, è stata tolta dal piano regolatore generale la previsione del centro intermodale che risulterebbe determinante nella viabilità del territorio, impedendo, tra l’altro, ai mezzi pesanti di attraversare il centro storico per arrivare alla contigua Mascali. A fronte dell’omogeneità territoriale di Giarre e Riposto, viabilità generale ed edilizia scolastica andrebbero progettate in comune, ma questa progettualità intercomunale non si è mai di fatto attuata.  L’ing. Vecchio rileva, a tal proposito, la necessità che i diversi Comuni che possiedono le medesime caratteristiche di Giarre e Riposto pianifichino di concerto l’urbanistica e, per perseguire tale fine, è fondamentale rivedere il concetto stesso di etica. L’on. Andò sottolinea quanto la concertazione intercomunale e l’eticità e razionalità delle scelte siano decisive anche in previsione del fatto che, con il federalismo, i Comuni da soli non potranno sostenere i costi per i servizi connessi ad un incremento demografico.

Prosegue nella trattazione del tema l’on. Spampinato che pone l’accento su quanto il sistema sia incancrenito, per cui, oggi, per fare politica, serve molto di più il clientelismo che non la formazione e la gavetta. E’, invece, fondamentale promuovere corsi di formazione politica per creare le basi solide a partire dalle quali rilanciare la democrazia all’interno dei partiti, sovvertendo così il sistema clientelare a favore di quello meritocratico. Guardando alle infrastrutture viarie, nonostante si tratti di una stazione appaltante per undici miliardi di euro, con un decreto del Ministro Tremonti, è venuto meno il consiglio di amministrazione dell’ANAS. Eppure, in Sicilia, negli ultimi cinque anni, l’ANAS ha vissuto una stagione particolarmente ricca e favorevole che ha visto la Sicilia, appunto, unica regione d’Europa dove si stanno costruendo quattro collegamenti autostradali. Si ha la sensazione che tale accelerazione del sistema stradale in Sicilia possa essere derivato dalla prospettiva di una prossima costruzione del ponte sullo stretto. Al di là dell’opportunità di realizzare la suddetta opera, infatti, essa pare abbia comunque dato grande impulso alle infrastrutture viarie. Eurolink è il consorzio che dovrebbe realizzare il ponte, e nonostante la realizzazione sia prevista da una legge, ad oggi, non esiste un progetto esecutivo, e sembra irrealizzabile un ponte a gittata unica tanto lungo.

Secondo l’arch. Tinaglia (presidente del movimento civico di Messina ‘Reset’) è in crisi la società e questa è la causa della crisi della politica. Oggi ogni mezzo è lecito in virtù di un forte individualismo e di un modo di pensare marcatamente autoreferenziale. A fronte di ciò, è opportuno ragionare in termini di persona e non solo di economia e non si devono progettare tanto città, quanto comunità sulle quali riplasmare la politica, dopo averla resettata. Per realizzare tale fine, si deve pretendere da parte di tutti un approccio propositivo, che persegua l’esperienza del fare, attraverso cui costruire un grande modello di sviluppo che si regga su etica e competenza. L’Italia, che era la culla del sapere, oggi si trova trascinata agli ultimi posti con un sistema universitario quasi militarizzato. Urge una netta inversione di tendenza che punti sulle intelligenze. Ad esempio, bisogna ripartire dalla sostenibilità dell’ambiente, nell’ottica che essa non costituisce un limite nel fare, ma una risorsa. Dinanzi alla poderosa distanza creatasi tra politica e gente, sono due le strade percorribili: l’antipolitica o la propositività costruttiva. Non si devono cambiare tanto i politici, quanto il sistema, a partire dal fondamentale impulso della società civile.

Conclude i lavori l’on.Andò, secondo il quale l’impopolarità diffusa del ceto politico deriva anche dalla sua obesità. Dinanzi all’improcrastinabile esigenza di ridurre, si procede tagliando sugli organi e sulle funzioni e non sul numero dei politici, quando, invece, una seria ristrutturazione del ceto politico è ben altro. Occorre ridislocare le funzioni e non gli uffici. Governare significa fare delle scelte e scegliere oggi comporta individuare che servizi offrire e chi deve sostenerne le spese.

 

Home

Copyright © 2012 Fondazione NUOVO MEZZOGIORNO
È vietata la riproduzione, anche parziale e con qualsiasi media, di testi ed immagini, la cui proprietà intellettuale appartiene ai rispettivi autori.

 
 
 
 
Fondazione NUOVO MEZZOGIORNO - Favorire il dialogo culturale  tra i paesi della sponda Nord  e quelli della sponda Sud del Mediterraneo
 Copyright © 2012.
Tutti i diritti riservati
- E-mail: info@nuovomezzogiorno..it - Schermo 1024 x 768