
27/01/2012 ORE 16,30 – 20,30
URBANISTICA E INFRASTRUTTURE
A cura di Patrizia Lionti
Venerdì
27 gennaio, si è svolta a Giarre la seconda lezione della
“Scuola di democrazia”, in seno alla quale si è parlato di
urbanistica ed infrastrutture. Relatori eccellenti del tema
sono stati l’arch. Leone e l’ing./arch. Russo, ai quali si
sono alternati, in un clima di dialogo costruttivo, i
significativi interventi dell’on. Andò, dell’on. Spampinato,
dell’arch. Tinaglia e dell’ing. Vecchio.
Ha introdotto il tema
l’arch. Leone, sottolineando come biasimevole
caratteristica di questo momento storico sia un grave e
generalizzato “defict di tempo” . Non si ha il tempo
di approfondire e di riflettere su quali possano essere le
scelte migliori e più eque da applicare alle decisioni
tecniche e politiche. In tema di urbanistica, Catania, ad
esempio, si è sviluppata senza garantire a se stessa ampi
spazi cui confluire in caso di calamità e, negli anni, sono
state concesse autorizzazioni all’urbanizzazione selvaggia.
Non trovandosi più il tempo per il confronto, le decisioni
vengono irreversibilmente prese in luoghi lontani dalla base
della società. L’urbanistica ha il limite di essere messa
nelle mani dei gruppi d'interesse imprenditoriale che li
plasmano sulle proprie esigenze, da qui una vera e propria
crisi della democrazia, direttamente connessa alla crisi
della politica.
Prosegue l’ing.
arch. Russo che fa presente come si possa parlare di
‘governo del territorio’ da Reggio in su. In Sicilia,
sotto il profilo normativo, ci si riferisce ancora all’urbanistica
(legge 71/1978). Il gap più evidente lo si subisce
soprattutto nella Pubblica Amministrazione ove, in modo
particolare, la tempistica è estremamente lunga e
farraginosa (si pensi, ad esempio, a quella necessaria per
l’approvazione di una variante). Ciò si traduce in un limite
sconvolgente per la Sicilia che deriva, appunto, dalla non
attuazione della riforma del “governo del territorio”.
Il livello locale è quello più importante in cui parlare
di urbanistica, infatti, se la competenza di approvazione si
sposta ad un più ampio livello regionale, si diluisce fino a
perdersi la doverosa cura della dimensione locale.
Guardando, ad esempio, al piano regolatore generale di
Calascibetta (quattromila abitanti), si riscontra come sia
prevista una zonizzazione per edilizia stagionale, che
sappiamo essere quella che non fa quota ai fini del
dimensionamento del piano. Si tratta di una macchia enorme
con zone di espansione macroscopiche (0.80 mc su mq), con la
previsione di un insediamento di dodicimila abitanti.
Risulta lapalissiano che tale ammontare di villeggianti sia
inipotizzabile. Ecco, tale esempio mette in luce come il
funzionario regionale che cura la valutazione sia uno
“straniero” su quel territorio e, quindi, l’importanza
che gli interventi siano regolati a livello locale, con il
filtro della politica che opera su quel territorio e ne
conosce esigenze e caratteristiche. Oggi, la crisi
dell’urbanistica è indissolubilmente riconducibile alla
crisi della politica, in quanto direttamente collegata ad
essa. Il ruolo della politica risulta, infatti, determinante
sulle scelte pianificatorie che coinvolgono a loro volta
quelle di bilancio, di programmazione e sviluppo che sono
dunque, tutte, ricadenti sotto la decisione politica. Da qui
l’esigenza che la politica intervenga con quella razionalità
ed oculatezza che, invece, troppo spesso mancano. Catania,
ad esempio, ha ridotto la sua geografia demografica,
divenendo città con duecentonovantamila abitanti, ma, pur
avendone persi sessantamila, il suo attuale piano
regolatore generale prevede un'espansione come se, al
contrario, vi fosse stato un incremento demografico. In
linea diametralmente opposta, a Gravina, invece, ad ogni
abitante sono associabili appena 160 mq di spazio (comprese
strade e servizi). La crisi alla quale si assiste è
certamente attribuibile ad una grave deficienza politica. I
politici regionali non hanno mai approvato quelle modifiche
che sarebbero necessarie ed improcrastinabili anche riguardo
all’opportunità di non perdere molte occasioni di
finanziamento europeo. L’on. Andò sottopone
l’esempio del sistema urbanistico di Malta che è di tipo
centralizzato, prospettando l’applicabilità o meno dello
stesso in Sicilia. Ad opinione dell’ing.arch. Russo,
lo strumento decisionale locale decentralizzato risulta
essere quello più indicato ed efficiente, per quanto va
rilevato, però, che in tema di urbanistica, il prevalente ed
univoco approccio alle micro esigenze penalizza l’iniziativa
ad un tipo d'intervento di regolamentazione che sia generale
e, quindi, a ben più ampio raggio. Spostandoci a Giarre, ad
esempio, è stata tolta dal piano regolatore generale la
previsione del centro intermodale che risulterebbe
determinante nella viabilità del territorio, impedendo, tra
l’altro, ai mezzi pesanti di attraversare il centro storico
per arrivare alla contigua Mascali. A fronte dell’omogeneità
territoriale di Giarre e Riposto, viabilità generale ed
edilizia scolastica andrebbero progettate in comune, ma
questa progettualità intercomunale non si è mai di fatto
attuata. L’ing. Vecchio rileva, a tal proposito, la
necessità che i diversi Comuni che possiedono le medesime
caratteristiche di Giarre e Riposto pianifichino di concerto
l’urbanistica e, per perseguire tale fine, è fondamentale
rivedere il concetto stesso di etica. L’on. Andò
sottolinea quanto la concertazione intercomunale e l’eticità
e razionalità delle scelte siano decisive anche in
previsione del fatto che, con il federalismo, i Comuni da
soli non potranno sostenere i costi per i servizi connessi
ad un incremento demografico.
Prosegue nella
trattazione del tema l’on. Spampinato che pone
l’accento su quanto il sistema sia incancrenito, per cui,
oggi, per fare politica, serve molto di più il clientelismo
che non la formazione e la gavetta. E’, invece, fondamentale
promuovere corsi di formazione politica per creare le basi
solide a partire dalle quali rilanciare la democrazia
all’interno dei partiti, sovvertendo così il sistema
clientelare a favore di quello meritocratico. Guardando alle
infrastrutture viarie, nonostante si tratti di una stazione
appaltante per undici miliardi di euro, con un decreto del
Ministro Tremonti, è venuto meno il consiglio di
amministrazione dell’ANAS. Eppure, in Sicilia, negli ultimi
cinque anni, l’ANAS ha vissuto una stagione particolarmente
ricca e favorevole che ha visto la Sicilia, appunto, unica
regione d’Europa dove si stanno costruendo quattro
collegamenti autostradali. Si ha la sensazione che tale
accelerazione del sistema stradale in Sicilia possa essere
derivato dalla prospettiva di una prossima costruzione del
ponte sullo stretto. Al di là dell’opportunità di realizzare
la suddetta opera, infatti, essa pare abbia comunque dato
grande impulso alle infrastrutture viarie. Eurolink è il
consorzio che dovrebbe realizzare il ponte, e nonostante la
realizzazione sia prevista da una legge, ad oggi, non esiste
un progetto esecutivo, e sembra irrealizzabile un ponte a
gittata unica tanto lungo.
Secondo l’arch.
Tinaglia (presidente del movimento civico di Messina
‘Reset’) è in crisi la società e questa è la causa della
crisi della politica. Oggi ogni mezzo è lecito in virtù di
un forte individualismo e di un modo di pensare marcatamente
autoreferenziale. A fronte di ciò, è opportuno ragionare in
termini di persona e non solo di economia e non si devono
progettare tanto città, quanto comunità sulle quali
riplasmare la politica, dopo averla resettata. Per
realizzare tale fine, si deve pretendere da parte di tutti
un approccio propositivo, che persegua l’esperienza del
fare, attraverso cui costruire un grande modello di sviluppo
che si regga su etica e competenza. L’Italia, che era la
culla del sapere, oggi si trova trascinata agli ultimi posti
con un sistema universitario quasi militarizzato. Urge una
netta inversione di tendenza che punti sulle intelligenze.
Ad esempio, bisogna ripartire dalla sostenibilità
dell’ambiente, nell’ottica che essa non costituisce un
limite nel fare, ma una risorsa. Dinanzi alla poderosa
distanza creatasi tra politica e gente, sono due le strade
percorribili: l’antipolitica o la propositività costruttiva.
Non si devono cambiare tanto i politici, quanto il sistema,
a partire dal fondamentale impulso della società civile.
Conclude i lavori l’on.Andò,
secondo il quale l’impopolarità diffusa del ceto politico
deriva anche dalla sua obesità. Dinanzi
all’improcrastinabile esigenza di ridurre, si procede
tagliando sugli organi e sulle funzioni e non sul numero dei
politici, quando, invece, una seria ristrutturazione del
ceto politico è ben altro. Occorre ridislocare le funzioni e
non gli uffici. Governare significa fare delle scelte e
scegliere oggi comporta individuare che servizi offrire e
chi deve sostenerne le spese. |